sabato, novembre 07, 2009

Reprise...or not?

In effetti ne avrei un bel po' da raccontare...

giovedì, agosto 06, 2009

Pace, amore e gioia infinita

Breve comunicazione di servizio: ci sono, ma è come se non ci fossi.
Sto vivendo un periodo davvero sballato, ma mi sono finalmente deciso a mettere ordine tra tutte le questioni in sospeso che mi stavano distruggendo, perché davvero nella vita a volte qualcosa di vero e buono per noi stessi bisogna farlo.
Ho risolto dei casini col vecchio ufficio, ora ogni mattina vado al lavoro contento e sereno.
E pure il lato economico inizia a riservarmi piacevoli soddisfazioni.

Ho riscoperto me stesso, mi sono scrollato di dosso le vecchie paure e imparato a riconoscere la pochezza di chi si nasconde dietro uno schermo da computer per dirti cose che meriterebbero una chiacchierata a quattr'occhi.
Il Signore non paga solo di sabato e l'incoerenza è un segno indelebile...

E poi c'è una ragazza, che mi ha fatto a pezzettini, messo in ginocchio, e mi ha spinto a fare tutto questo. Oh, per adesso non è una storia a lieto fine. Ma stiamo lavorando per fare in modo che lo sia.


Pazientate, e scusatemi se non sono molto presente, o (ipotesi nemmeno remota) se non sarò più presente. Ma questa proprio me la dovevo.


Abbiate la più radiosa delle vite, nel frattempo. Ve lo meritate.

Baby we were born to run



Ovvero cronaca di un concerto storico.
19 luglio 2009, Roma, Stadio Olimpico, curva Nord.
La serata è fresca e lo slittamento dell’orario di inizio non stanca più di tanto. Non sono d’accordo i 20mila del parterre, per loro 10 ore di fila in piedi davanti ai cancelli per avere in cambio l’emozione di interagire col Boss. Ma, e qui sta il bello, è il Boss a interagire con noi. Esce alle 22.30 sulle note di “C’era una volta il west” omaggio a Roma attraverso il genio di Morricone.
Subito dopo, la prima scossa: “Badlands” antipasto di una lunghissima serie di emozioni in musica. C’è tutto il suo ultimo lavoro (da brividi “Outlaw Pete”) più altre hit storiche prese direttamente dal pubblico (“Hungry hearth”). Ma è proprio il pubblico l’unico obiettivo del Boss: scende tra la folla, prende in braccio un bambino e zittisce lo stadio per farlo cantare; quel piccolo ne avrà da raccontare da grande! Tre ore scorrono velocissime, lui canta senza pause e cambia chitarre al volo, alla faccia delle 60 primavere che (non) gli pesano sulle spalle. La E-Street Band è molto più di un gruppo, suonano per il piacere della musica e Danny Federici da Lassù avrà coinvolto tutte le schiere celesti a partecipare. Si chiude con un medley spettacolare: metà “La bamba” e metà “Twist and shout” a luci accese per farci rendere conto di cosa è stato capace un “vecchietto” del rock, che farà a tempo a diventare nonno e bisnonno di una lunghissima e infinita schiera di fan. A proposito di nonni: al momento dei saluti salgono due arzille vecchiette sul palco: una di queste è Adele Zirilli Springsteen, 90enne mamma del Boss che non esita a fare stage-diving tra le prime file del pubblico! E con negli occhi tanto splendore, si torna a casa. Di corsa ovviamente...



mercoledì, luglio 15, 2009

...ma che rifiuta decisa un'ingiustizia come la divisa...



Se avessi sparato io avrebbero chiesto la condanna a morte.
Se poi mi fossi chiamato Miroslav o Abdul mi avrebbero appeso prima del processo.
Questo fra 6 anni è libero di tornare a sparare ad altezza d'uomo solo perchè è un "servitore dello Stato".
Assassino! Ladro di giustizia e di vite umane.
E anche qui: nessuna giustizia, nessuna pace!

Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri
Figli di un dio minore.
Un dio che non perdona.

martedì, luglio 07, 2009

Ma è possibile? Portanna la Ma****a!

Questo è Matteo Salvini, europarlamentare di quella banda di teste di cazzo che risponde al nome di Lega Nord (il cui stipendio illecitamente percepito ammonta a circa 12mila € al mese, mortacci tua e de chi t'aspetta a casa la sera).
Il suddetto ominide si è prodotto nella performance linkata durante la festa di Pontida. Lì, ebbro di birra e garrulo dei suoi baciapile senza cervello ha dato il via libera alle danze.
Senza che ci stiamo a scandalizzare più di tanto, se e quando ciò diventerà un caso nazionale, avrà schiere di difensori pronti a giustificarlo ("ma che uno non puo' cantare una canzoncina tra amici? Maledetto youtube, ci vorrebbe una legge apposita!").
Io purtroppo questa pazienza non ce l'ho, per cui da oggi in poi ogni rapina in villa nell'"operoso nordest" mi provocherà un piacere secondo solo ad un'ora di petting spinto con Sofia Gucci.
E ovviamente quest'estate mi aspetto di non sentire nemmeno l'ombra di dialetti nordici da queste parti o più giù.
Perchè il colera si attacca.
A calci nel culo!

domenica, luglio 05, 2009

Grazie Grande Fratello

Io esco, vado a cercare qualcosa da filmare col telefonino.
Un popolo di schifose pecore, ecco cosa siamo.
Pecore morbose e decerebrate se la prima cosa cui pensiamo davanti ad una rapina è quella di riprenderla e poi pubblicarla su youtube.


martedì, giugno 30, 2009

Thriller

Onestamente non potevo immaginarmi Michael Jackson all’età di 70 anni: i segni del tempo sarebbero stati eccessivamente impietosi sul suo corpo, dopo tutto ciò a cui l’aveva sottoposto. Insomma: spiegare ai miei figli e/o nipoti che quella maschera di madame Tussaud era stata un’icona della musica all’epoca della mia adolescenza li avrebbe lasciati perplessi.
Però la sua scomparsa mi lascia ancora incredulo, non tanto per la persona (di cui non sapevo e nemmeno mi importava granché), quanto per il performer che è stato e per il segno che ha lasciato nella musica mondiale.
Ha segnato un’epoca: esisteva un era “pre-Michael” e da oggi dovremo abituarci ad un’era “post”, così come abbiamo dovuto fare dopo la morte di Freddie Mercury (ma anche di Elvis, James Brown, Barry White, John Lennon).
Certo, una grossa mano gliel’ha data un certo Quincy Jones (mica Luciano Moggi) relegando gli altri 4 dei Jackson Five al ruolo di “fratello o sorella di Michael”.
L’aura di “re del pop” ha avuto un durissimo colpo in questi giorni seguenti la morte; le voci di un corpo martoriato dai farmaci, senza capelli, pieno di buchi delle iniezioni, la pelle che perdeva pezzi, l’hanno reso protagonista di una moderna livella: non importa quanto grande tu sia stato da vivo, la fine comune è dentro un sacco bianco nella sala autopsie di un coroner californiano. Eppure mi mancherà la sua voce ascoltata in centinaia di canzoni, i suoi balletti imitati da tutti, il suo stile e la sua classe che trasformavano il bambino timido e vessato in un re da palcoscenico; nel più grande dei re.
Non mi mancheranno affatto le accuse di pedofilia, la sua perenne ambiguità che aveva portato a trasformare la sua villa principesca in un morboso parco giochi.

La sua scelleratezza che lo aveva costretto a finire i suoi giorni sommerso dai debiti e la sua totale incapacità di gestire il tesoro proprio del re che era.
Addirittura aveva vissuto gli ultimi anni spendendo 30 milioni di dollari all’anno in più del consentito, cazzo! Io con 30 milioni di dollari
una tantum ci sistemerei anche i miei pronipoti e aspetterei sereno la fine su una spiaggia deserta scolandomi botti di birra e fumando chili di erba (magari intrattenuto da un paio di ventenni in cerca di gloria).
Ma è il destino dei grandi: abilissimi nel regalare emozioni e nel rendersi unici in un mestiere che è facile solo in apparenza e sbriciolarsi sotto il peso della gloria, dei soldi e degli squali che questi ultimi attirano. Sono sicuro che avrebbe fatto tutto ciò che ha fatto anche gratis, la ricchezza non era il suo fine.
Forse nemmeno se l’era posto un fine, fare musica era quello che gli riusciva meglio e fino alla fine ha mantenuto l’impegno.
Il titolo del suo tour che sarebbe partito il mese prossimo è emblematico: “This is it”.
E alla luce di ciò che è successo suona quasi come un commiato a un mondo che lo ha amato, sfruttato e mai capito.
“Questo è quanto” signori miei, arrivederci.

venerdì, giugno 26, 2009

This is it, Michael