sabato, febbraio 07, 2009

La linea di confine

S'è detto molto e di tutto sul caso di Eluana.
L'errore più grande è stato commesso: si sono alzate barricate ed è diventata la solita guerra tra guelfi e ghibellini; tra "ma come fai ad essere favorevole all'omicidio di una ragazza" e "guarda che è morta da 17 anni".
Giova precisare che io sono tra i secondi e che questo post non vorrà recuperare consensi tra i contrari. Ognuno si tenga la propria opinione liberamente, evidentemente ci sono angoli in cui la mia laicità (e profonda fede nel Padreterno) non arriva.
Questo caso deve riguardare tutti perchè così è.
Ci tocca tutti: chi nel presente, chi nella sciagurata probabilità.
L'errore che è stato fatto in questo paese di merda è stato quello di farne un caso politico quando non lo è affatto. E' un caso umano, medico, privato che nella politica non ci puo' entrare se non nell'ambito della ricerca di soluzioni.
Servirebbe un uso metapolitico della situazione, cioè spiegare e risolvere coi mezzi propri delle democrazie (la politica) cose che nascono in ambienti lontani anni luce dagli scranni parlamentari.
Questo nel 99% delle democrazie moderne.
In Italia non è possibile, perchè in Italia TUTTO è politica: dalla partita Italia-Brasile, alla bestemmia dell'Isola dei Famosi, tutto deve avere una lente d'ingrandimento politica.
Da qui le barricate di cui sopra.
La cosa triste è, ai miei occhi, la pelosa mancanza d'incoerenza di alcuni movimenti per la vita.
Fiaccolate, veglie, appelli e proclami per salvaguardare la vita di una sfortunata morta 17 anni fa.
Vagli a chiedere 10€ per chi muore ancora di fame: "mi dispiace, ma io la beneficenza a queste organizzazioni non la faccio. Chissà dove finiscono i miei soldi..."
Che cazzo te ne frega dove finiscono, idiota? Fai del bene e scordatene.
Si strappano le vesti perchè non possono concepire la cessazione dell'idratazione ad Eluana. Poi fanno gli gnorri quando gli dici che la malattia col 100% di mortalità tra i bambini in Africa è la diarrea.
Lì sì che servirebbe dell'acqua. Ma lo dicono da così tanto tempo che ormai non ha più senso.
La cosca dei preti, intanto, ha inventato il "dovere alla vita" (visto che col diritto ci si puliscono il culo). Sei nato? Cazzi tuoi bello mio, non si torna indietro. Spera di avere le energie per suicidarti se le cose non vanno, sennò devi rimanere come sei "perchè ogni forma di vita è sacra".

Alla luce di tutto ciò, l'ultimo baluardo è costituito dal Presidente di questa scalcinata repubblica, che tiene duro alla luce del diritto e della costituzione.
Perchè è di questo che si parla: c'è un padre che da 17 anni combatte per vedere affermato il diritto della figlia a NON vivere in condizioni di NON vita.
Ed è un diritto basilare come quello del voto o dell'assistenza medica o dell'istruzione.
Eluana, Welby, Terry Schiavo.
Sono protagonisti involontari di un teatrino che guarda tutti, tranne che alla loro situazione.
Perchè negare loro la pace?
Perchè misurare la grandezza del paradiso dalle sofferenze terrene?
Perchè chiamare "vita" ciò che è altro?
Perchè non mettono lo stesso impegno nel salvare altre VERE vite in altri modi?
Ma soprattutto, perchè non ammettono che, in fondo, di Eluana non gliene frega un cazzo?

8 commenti:

spino ha detto...

Un amaro "sciapò" per guinness... :(

Giulio GMDB© ha detto...

Un bellissimo post che condivido in pieno...

Sally Cinnamon ha detto...

guarda, io ho beccato la suora del convitto dove sono stata a Roma che mi ha fatto una predica infinita sulla cattiveria del padre che "chi è lui per decidere della vita e della morte della figlia?". E io mi chiedo: chi se non suo padre?

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

Anonimo ha detto...

Perche non:)

Anonimo ha detto...

imparato molto

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie